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Calendula Selvatica (arvensis) Usi e Proprietà

  • Categoria dell'articolo:Erbe Spontanee
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La Calendula selvatica, il piccolo sole medicinale dei campi

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A seconda di dove siete in Italia, febbraio è proprio il periodo in cui potete iniziare a incontrare la Calendula arvensis: cresce spontanea, anno dopo anno, senza che nessuno la pianti. È lì, discreta ma luminosa, a regalarci i suoi fiorellini giallo-arancioni che sembrano annunciare che il freddo sta passando e che il sole sta tornando. I suoi petali seguono la luce: si aprono al mattino e si richiudono la sera, come se custodissero il calore del giorno. Non a caso, nella tradizione spagirica è considerata una pianta segnata dal Sole 

La calendula è una delle piante medicinali più preziose della tradizione europea. Nella nostra esperienza è sempre stata una presenza fondamentale nell’erboristeria domestica: la utilizziamo da anni, sia nella forma selvatica (Calendula arvensis) sia in quella coltivata (Calendula officinalis).

La meraviglia della specie selvatica è che cresce spontaneamente, senza bisogno di essere seminata, e ritorna ogni anno come un piccolo dono naturale. In gran parte d’Italia basta osservare campi, bordi dei sentieri e terreni incolti per incontrarla. Col tempo abbiamo imparato che per l’autoproduzione spesso non servono molte piante: bastano poche specie davvero efficaci, e la calendula è una di quelle. È versatile, generosa e potente: a seconda della preparazione, infuso, oleolito, tintura o impacco,  può offrire rimedi diversi per esigenze diverse.

Origine del nome

Il nome Calendula deriva dal latino calendae, cioè il primo giorno del mese nel calendario romano. Gli antichi notarono che questa pianta poteva fiorire per lunghi periodi, talvolta quasi tutto l’anno nei climi miti, come se segnasse il tempo con le sue fioriture.

Caratteristiche botaniche

La Calendula arvensis è una pianta erbacea annuale dal portamento spontaneo e naturale, con fusti ramificati che si allargano lateralmente formando piccoli cespi bassi, generalmente alti tra i 10 e i 40 centimetri. Le foglie sono di forma lanceolata o spatolata, morbide e leggermente vellutate al tatto, disposte in modo alterno lungo il fusto. I fiori sono capolini solitari di colore giallo-arancio luminoso, più piccoli rispetto a quelli della calendula officinale ma molto eleganti, con petali disposti in più serie che creano un delicato effetto a raggiera. Una caratteristica affascinante è il loro comportamento solare: si aprono al mattino con la luce e si chiudono verso sera o con il cielo coperto, seguendo il ritmo del giorno.

Distribuzione

Specie tipica del bacino del Mediterraneo, la calendula selvatica è diffusa in gran parte del territorio italiano, soprattutto nelle regioni centro-meridionali e nelle zone costiere, ma può comparire anche più a nord nelle aree miti e soleggiate. Fiorisce principalmente tra fine inverno, primavera e talvolta autunno, colorando prati spontanei, campi coltivati, margini delle strade e terreni incolti. Predilige esposizioni luminose e terreni ben drenati, spesso calcarei o poveri di nutrienti. Questa adattabilità la rende una tipica specie pioniera, tra le prime a colonizzare suoli aperti e disturbati.

Impieghi tradizionali

Come la calendula coltivata, anche quella selvatica possiede proprietà benefiche e trova impiego in numerose preparazioni erboristiche. I fiori sono la parte più utilizzata: possono essere messi in infusione per tisane delicate, lasciati macerare in olio per ottenere oleoliti destinati alla pelle, oppure trasformati in unguenti, tinture e impacchi lenitivi. La sua versatilità la rende una pianta chiave nell’autoproduzione domestica, perché da una sola specie si possono ricavare rimedi diversi per esigenze quotidiane differenti.

Consigli per la raccolta

La calendula andrebbe raccolta quando, nella vostra zona, le temperature si sono già alzate un po’. Come molte piante, il momento migliore è verso metà giornata, quando il sole ha stimolato completamente l’apertura del fiore e la pianta è nel suo massimo energetico. Ve ne accorgete facilmente: se la raccogliete in quel momento, i capolini vi lasceranno le dita leggermente appiccicose e con un profumo più intenso, segno che è il momento ideale.

Proprietà della calendula

La calendula è considerata una delle grandi piante della pelle. I suoi fiori contengono flavonoidi, carotenoidi, resine, mucillagini e saponine che agiscono in sinergia. Tradizionalmente è apprezzata per la sua azione lenitiva sulle irritazioni cutanee, per la capacità di favorire la rigenerazione dei tessuti superficiali e per l’effetto antinfiammatorio delicato ma costante. È emolliente, protettiva e aiuta la pelle a mantenere idratazione ed elasticità, risultando adatta anche a pelli sensibili o reattive.

Assunta come infuso leggero, la calendula è stata tradizionalmente impiegata come sostegno digestivo. I suoi principi amari delicati e le mucillagini contribuiscono a calmare la mucosa gastrica, risultando utili in caso di acidità lieve o digestione lenta. Nella tradizione erboristica veniva inoltre inserita in miscele depurative orientate al riequilibrio metabolico e lipidico, comprese pratiche popolari legate al mantenimento di livelli equilibrati di grassi nel sangue, soprattutto in associazione ad altre piante officinali.

In molte tradizioni popolari è considerata anche una pianta riequilibrante generale, utilizzata nei cambi di stagione come sostegno dolce ma profondo dell’organismo.

flowers of Calendula arvensis isolated on a white background
Calendula officinalis

Calendula selvatica e officinale: differenze e somiglianze

La calendula officinale è la parente coltivata e più conosciuta: possiede fiori più grandi, carnosi e ornamentali ed è spesso presente negli orti. La calendula selvatica invece è più minuta, spontanea e discreta. Dal punto di vista delle proprietà sono molto simili perché condividono una composizione fitoterapica affine; cambia soprattutto la resa. L’officinale produce molti più fiori ed è quindi ideale quando si vogliono preparare quantità abbondanti di rimedi, mentre la selvatica è perfetta per raccolte spontanee e preparazioni domestiche. Una è generosa e coltivata, l’altra resistente e libera ma entrambe ugualmente preziose.

Calendula arvensis in cucina

La calendula non è solo medicinale, è anche commestibile. I petali freschi hanno un sapore delicato, leggermente erbaceo e appena amarognolo, e vengono tradizionalmente utilizzati per arricchire insalate primaverili, decorare piatti, aromatizzare burro o formaggi freschi e dare colore naturale a riso, minestre e impasti. In passato era conosciuta come “zafferano dei poveri” perché i suoi petali venivano usati per colorare le preparazioni quando le spezie costose non erano disponibili. Anche le foglie giovani, raccolte quando sono tenere, possono essere aggiunte crude o cotte a pietanze rustiche e miste di erbe spontanee.

Una maestra di semplicità

La calendula selvatica ricorda una lezione antica: non servono molte piante per costruire una piccola farmacia domestica. A volte bastano poche specie davvero efficaci, e lei è una delle più complete. Cresce spontaneamente, ritorna ogni anno e offre moltissimo a chi impara a conoscerla.

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